
Apro il giornale e abbiamo allarmanti prospettive di congettura economica negativa. Il caso Alitalia imperversa mediaticamente il palinsesto generale del mondo informativo. Caro Gasolio, caro bollette e le nostre tasche sono meno piene. Quesito : ma quanto sono piene o quanto sono vuote? Agisco in un mercato, dove non vendo un bene di prima necessità e quindi ne risente parecchio di questo negativismo cronico. Però è un patrimonio culturale, denso di storia e fascino. Quindi è un mercato da proteggere. Il mio consiglio, prima di tutto è prendere coscienza delle proprie possibilità economiche e gestirle con intelligenza. La prima soluzione è bere e andare al ristorante di meno. (Adesso mi prendo una carattettata di insulti dagli esercenti della ristorazione). Ma soprattutto andare per mangiare e bere meglio (sto migliorando). Ossia spesso per avere un "conto amico" ci rechiamo da improvvisatori ed alchimisti della ristorazione. Si, quei geni che "ti fanno mangiare parecchio, bere tantissimo e ti fanno pagare poco". Stiamo parlando della caritas? Lì purtroppo non ti fanno mangiare tanto, perchè sono troppe le bocche da sfamare. Sono ristoratori che non Vi offrono prodotti certificati di qualità, dove le condizioni igieniche delle cucine sono al limite e dove si gioca sull'ignoranza del consumatore. E poi il magico vino della casa...(fatto con bustine e acqua del biondo Tevere?)
Il vino nella botte secondo me deve sparire. Perchè? Perchè non c'è nessuna provenienza. Non viene indicato il metodo di lavorazione e soprattutto quelle botti vengono lavate? E se fossero lavate con prodotti igienicamente idonei (magari usano qualche detersivo o acido - tanto lo verrete a sapere?)? In questa crisi prospetto un consumatore più attento e intelligente. Andate di meno al ristorante, ma in posti dove ci sono prodotti di qualità, un personale professionale e una location che fa diventare il momento magico di emozioni. La globalizzazione sta appiattendo le nostre papille gustative. Andiamo presso ristoranti scialbi e anonimi e routiniziamo ciclicamente le nostre passioni. Abbandoniamo l'abitudine e cerchiamo momenti più rari, ma speciali ed indimenticabili. Rivolgiamoci a ristoratori che hanno sposato la crociata della qualità. E poi vedrete se metteste la calcalotrice alla mano, avrete delle sorprese piacevoli (un'esempio 4*30 fa 120 mentre 50*2 fa 100) e un palato finalmente soddisfatto. Aspetto con piacere delle Vostre osservazioni. Un saluto.
Avenander
1 commento:
Ciao Vecchio, l'argomento toccato devo ammettere è non solo attuale ma di estremo interesse anche se direi dovremmo esportarlo un pò in tutte le categorie merceologiche e commerciali. Il discorso sulla rintracciabilità della provenienza e conseguentemente sulla qualità dei prodotti è assolutamente basilare, temo però che il fare i conti con il proprio portafoglio sia un elemento che attualmente assume un aspetto prioritario. Io personalmente sono sempre stato dell'opinione che sia meglio spendere per un qualcosa di alta qualità piuttosto che andare sulla quantità ma devo ammettere che più passa il tempo e più mi sento una mosca bianca, sicuramente l'argomento susciterà opinioni diverse ma credo che ormai siamo arrivati ad un punto senza ritorno e che le nostre abitudini debbano subire un profondo cambiamento, magari metteremo fine a questo consumismo ossennato ritrovando il piacere anche nelle piccole cose come in un buon bicchiere di vino....
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